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l'origine del melting pot ELLIS ISLAND
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Oltre il 40 percento della popolazione americana, circa 100 milioni di persone, è diretta discendente di quei 22 milioni di immigrati che approdarono ai moli di Ellis Island, nella baia di New York, tra il 1892 e il 1924: la più grande migrazione mai registrata nella storia dell’umanita’ sino a che la Grande Depressione prima e l’aereo poi ridussero e diversificarono le modalita’ di ingresso. E tutti sono passati per questa isoletta, gemella di quella sulla quale poggia Miss Liberty, la Statua della Liberta’, oggi in vista di uno splendido panorama delle Torri del WTC e di Downtown Manhattan, e allora alla soglia del Paese del Burro e del Sogno Americano. Ellis Island non
era niente più che una stazione di controllo sanitario e di identita’
che rigistrava arrivi alla media di 5mila al giorno con punte che
raggiungevano le 10mila teste, una tappa obbligata prima che le masse si
spargessero sul Continente. Genti di tutto il mondo che si mescolavano:
l’origine del melting pot, il grande calderone della societa'
multietnica, è qui. E
oggi è anche su Internet all'indirizzo www.ellisislandrecords.com,
oltre che sui computer del Center, un archivio di 22 milioni di nomi,
appunto, completo di Paese di provenienza, città di partenza, nome
della nave, e altre indicazioni personali. Tutto questo è il frutto del
lavoro di centinaia di volontari Mormoni che hanno impiegato 5,6 milioni
di ore per listare tutti i passeggeri arrivati in quegli anni. Ma ne è
valsa assolutamente la pena. Aperto il 17 aprile di quest’anno,
l’American Family Immigration History Center e il sito web relativo,
sono il must dell’estate per la visita a New York e uno dei siti
Internet più cliccati del pianeta: 9 milioni al giorno. L’accesso
al database è gratuito via Internet, mentre per l’uso delle 41
postazioni di ricerca all’interno del Center è previsto un biglietto
del costo di 5 US$. È meglio prenotare tramite il web site o
telefonando (001-212-883-1986). Ellis
Island si raggiunge con un viaggio di 15 minuti in battello in partenza
ogni mezz’ora da Battery Park, la punta estrema di Manhattan; il
biglietto costa 8 US$ e da’ diritto anche alla visita di Liberty
Island, il primo molo di attracco della gita. La
palazzina che ospita il Museo e il Centro è in mattoncini rossi e
bianchi, con 4 torri che terminano a cipolla: un melting pot
stilistico ante-litteram. All’interno è aperto, dal 1990, il Museo
dell’Immigrazione, ricchissimo di dati e grafici sul numero di persone
e le diverse etnie arrivate sull’isola. Nella grande sala a
pianterreno sono accatastati alcuni dei bagagli originali, mentre al
piano superiore ecco i display con le suppellettili come scarpe,
vestite, monete e centinaia di immagini che raffigurano visi spauriti o
sorridenti che sembrano estratti da un testo di etnologia e di costume
delle razze. Alcune sale raccontano della difficolta’ che il nuovo
popolo ha avuto per l’inserimento nella quotidianita’ americana: i
bassi salari, il problema della lingua, la carenza di assistenza medica
e le precarie condizioni igieniche degli alloggi: era un mondo da
costruire. Sparse un po’ qui e un po’ là, tra tante testimonianze
da tutto il mondo, ci sono le immagini e i documenti che raccontano la
storia degli italiani approdati in America, o come sta scritto su un
cartello: La Merica. Al centro di una sala del secondo piano, circondato
da altre decine di passaporti e documenti di identita’, a destra di
uno schermo video che narra dell’attracco di una nave, ecco il
passaporto del Regno d’Italia per un Bersagliere dal nome scritto in
modo praticamente illeggibile, ma con una foto con tanto di cappello
ornato da piume nere e sguardo fiero: un testimone delle tradizioni d’Italia che
ora fa parte della storia d’America.
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