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Biagio:
"Niente più potrà farmi del male. Niente più riuscirà a
darmi un dolore più forte di ciò che ho provato. Dopo aver
visto quello che ho visto, so di aver toccato il fondo".
Michela:
" Spero ancora in un miracolo mentre percorro gli ultimi
metri del vialetto. La mia mente è offuscata e confusa, non
riesco a trattenere le lacrime, anche se Biagio mi chiede di non
farlo per non dare agli esecutori la soddisfazione di vedermi
soffrire. Siamo arrivati. Entriamo tutti come spettatori passivi
di un film che non avremmo mai voluto vedere. Il tendone si
apre".
Così
ha inizio il dialogo fra Biagio e Michela, membri della Coalizione
Italiana contro la Pena di Morte, mentre accompagnano il
loro amico Richard Wayne Jones verso l'ultimo istante della sua
vita, toltagli dallo Stato del Texas il 22 agosto 2000.
Richard
era un uomo. Altri uomini lo hanno giudicato e ritenuto
colpevole, nonostante le prove della sua innocenza, del più
atroce dei delitti, l'omicidio. E in nome della inviolabilità e
sacralità della vita, lo hanno ucciso.
Qualcosa
non convince in questa logica. Per la maggior parte degli Stati
e dell'umanità essa rivela una insuperabile contraddizione,
quella di affermare e allo stesso tempo negare il valore della
vita. Sono i Paesi e i Popoli che hanno cancellato dai propri
ordinamenti la pena di morte, ritenendola contraria alla dignità
dell'uomo, oltre che al senso e alle finalità della giustizia.
In molti Paesi invece si continua a pensarla diversamente e la
pena di morte viene regolarmente applicata senza neppure che la
sua validità, sul piano morale, sociale e giuridico, sia
oggetto di una seria riflessione pubblica. Senza che ci si
domandi se un sistema giudiziario può essere davvero così
perfetto da escludere ogni possibilità di errore e, quindi, il
rischio di mandare a morte un innocente. Senza che si prendano
in alcuna considerazione gli studi e le statistiche che
dimostrano l'inutilità della condanna capitale quale deterrente
rispetto ai reati per i quali è comminata.
La
Coalizione Italiana contro la Pena di Morte si oppone
incondizionatamente a tutto questo, nella convinzione che il
rispetto della vita e dei diritti umani sia una priorità
incontestabile per ogni Paese che voglia dirsi davvero civile. A
partire dagli Stati Uniti, unica democrazia occidentale che
ancora applica la pena capitale.
Per
questo la COALIT ha aggiunto alle sue attività tipiche - quali
la raccolta e diffusione di notizie, il mantenimento di rapporti
diretti con i condannati, la promozione di azioni di protesta e
di informazione - l'organizzazione periodica di viaggi in Texas
(lo Stato americano dove più forte è l'applicazione della
condanna a morte ed il favore dell'opinione pubblica) che,
attraverso conferenze, incontri con le autorità, con i
cittadini e con gli organi di stampa, mirano a rimuovere la
cortina di silenzio, indifferenza e disinformazione che sono
alla base del favore alla pena di morte. La maggior parte dei
suoi sostenitori ignora infatti l'esistenza di pene alternative
altrettanto efficaci sul piano repressivo e in grado di
garantire tanto la sicurezza sociale quanto i diritti umani del
condannato; ignora che la pena capitale viene inflitta in modo
diseguale, giacché colpisce in modo discriminatorio sul piano
sia razziale (soprattutto gli appartenenti alle minoranze
etniche) che economico (il 99% dei condannati a morte è
indigente e viene patrocinato da difensori d'ufficio spesso
impreparati, malpagati, demotivati); ignora le disumane
condizioni di vita nei bracci della morte, dove i reclusi sono
spesso privati dei diritti più elementari e trattati non più
come persone ma come morti che camminano.
Con
la nostra goccia nel mare speriamo di riuscire a far riflettere
quante più persone possibili, nella speranza di riuscire
davvero, e presto, a fermare questa follia.
Arianna
Ballotta
Presidente
di Coalizione Italiana contro la Pena di Morte
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