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Iraq

il popolo sorridente

 

 

tutte le immagini © Michele Molinari

 

Sono stato in Iraq tra le due guerre del Golfo. Nonostante il cibo fosse scarso, l'elettricita' mancasse frequentemente e la poverta' fosse sotto gli occhi di tutti, mi colpi' a fondo la grande dignita' della gente. Nessuno si lamentava. Gli iracheni sono degli ottimisti fatalisti che accettano di buon grado la realta' delle cose. Ricordo il dialogo dell'assurdo che regolarmente si ripeteva ogni mattina con il cameriere del ristorante dell'hotel Al-Rashid dove alloggiavo: [con il menu' in mano] Buongiorno, cosa c'e' di buono stamattina - Di tutto - Allora, per favore, vorrei un caffe', fette di pane tostato con la marmellata e due uova al tegamino - Le uova, il caffe' e la marmellata non ci sono - E allora mi dica che c'e' - Di tutto. Il gioco proseguiva ad eliminazione come nel Mastermind sino a che, invariabilmente, mi servivano pane tostato e succo di melagrana, una delizia. E non si sprecavano i sorrisi di partecipazione al gioco e rispetto. Sorrisi che ho poi incontrato ovunque andassi. Nessuno mi hai mai lesinato una cortesia ne' una indicazione, e nemmeno ho mai intuito alcun risentimento nei confronti di un cittadino membro della coalizione che li bombardo' pochi anni prima. "Voi avete fatto il volere del vostro padrone. Ma se un giorno incontro un Ameriki [Americano]", mi rispose un giorno l'autista al quale avevo domandato che pensasse degli italiani, "tsckhh", e un suono gutturale che doveva esprimere al contempo lo scatto della lama del serramanico e il sangue che sgorga dalla gola tagliata in profondita' gli usci' dalle labbra piegate in un ghigno.

Bene, pensai, mi ha dato del cane servile. Ma secondo me c'aveva pure ragione. E intanto tutti continuavano a sorridere, anche le donne intabarrate e in pellegrinaggio alla citta' santa di Kerbala. C'era curiosita' negli occhi della gente, disponibilita' al dialogo e alla conoscenza. Buon carattere che sopravvive al duro regime.

Sono stato a Bagdad, a Mosul e in tanti altri posti e citta' tra le due. Anche Robert Byron e' stato a Bagdad nel 1933, nel viaggio che lo portava da Venezia all'Afganistan. In La strada per Oxiana scrive che: "L'aria e' composta di fango disperso in gas. La gente ha il colore del fango, vestono vestiti colore del fango e il cappello tipico non e' altro che una massa di fango. Bagdad e' la capitale che uno si aspetta in questa terra favorita da dio, e si cela in una nebbia di fango". Mi trovo assolutamente d'accordo sul clima, ma e' pure vero che quando la nebbia colore del fango si dissipava ho avuto visione di alcuni tra i piu' bei siti archeologici del Medioriente: Babilonia, Ctesifonte, Hatra, Al-Ukhaidhir.

Questa pagina di globevisions non vuole essere un manifesto politico, tutt'altro; anche se "ogni atto e' politico, anche il non fare nulla". Ma vuole, semplicemente, essere un omaggio al popolo iracheno e a tutta quella gente sorridente che ho incontrato nel mio viaggio.

 

Michele Molinari

febbraio 2003

 

 

Alcune letture:

La strada per Oxiana - Robert Byron

saggi sulla situazione geopolitica in Medio Oriente e Iraq, storia dell'Iraq

Il vizio oscuro dell'Occidente - Massimo Fini

il Manifesto dell'Animodernita', ovvero il pensiero controcorrente che apre la porta al dubbio, vero seme della liberta' di pensiero

 

 

 

I messaggi al Forum

 

Angela - 6 febbraio

Contro questa assurda guerra che incombe, questi sorrisi valgono più di qualunque, pur utilissima, riflessione politica.
Vorrei aggiungere solo che le cosiddette guerre "chirurgiche", o "lampo", o "tecnologiche", hanno finora sempre colpito moltissimi sorrisi come quelli. Molti dicono che anche questa volta sarebbe una strage. Chi è stato lì non può credere che questa aggressione sia giusta.

 

Roberto - 11 febbraio

La gente nelle foto ci ricorda che le vere vittime delle guerre sono gli innocenti, e non importa se cittadini di una dittatura o di una democrazia. Forse gli iracheni sono piu' innocenti perche' vivono sotto il pugno di ferro di Saddam? O sono forse gli americani che morirono nell'attacco alle Torri piu' colpevoli perche' elettori di un Governo che aiuto' Saddam a mantenere il potere e gli vendette le armi di distruzione di massa quando era un alleato? Non ci sono guerre buone. Le guerre non sono inevitabile, ma diventano inevitabili. Noi, i 6 miliardi di cittadini del Pianeta Terra, siamo le vere vittime delle guerre portate avanti da alcune migliaia che difendono il loro potere, lo chiamano Stato, mio dio !, e mai rischiano la propria vita per esso.

 

Sem - 13 febbraio

smelgara@ifrance.com

Saddam Hussein un dittatore? D'accordo. Gli USA sono una specie di democrazia "armi & religione"? D'accordo. La guerra è necessaria ancora una volta? Disaccordo. Mi piacerebbe vedere la fine di tutte le bugie, poiché la gente riesce sempre a sorridere ma ci ammazziamo da sempre. Per cosa? Soldi? Potere? Vorrei proprio qualcuno me lo dicesse... Quando guardo questo reportage, io vedo un mondo reale ma non sento per nulla il sapore del denaro, intanto il mondo vero è là, non cosi' difficile da raggiungere al riparo da giornali e "schermi". Mi spiace ammetterlo, ma io credo nella vita, non credo nei soldi.

 

Giuliana - 27 febbraio

vogel@darp.it

Stringe il cuore osservare questa gente “normale” come noi che sta oggi vivendo in un modo certo a-normale. Tutti quei piccoli gesti, - l’offerta di una tazza di caffè, il lustrare le scarpe, una gita in famiglia, una fumata col narghilé – diventeranno, con la guerra, gesti anormali. La norma sarà scandita da paura, rassegnazione, impotenza. E noi dovremmo, nelle nostre tante e piccole attività quotidiane, realizzare quanto siano, nella loro banalità, straordinariamente preziose. Un braccialetto di stoffa bianca, una bandiera arcobaleno, un gesto di solidarietà è il minimo che possiamo fare.

 

 

 

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