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THE FIRM di Jocelyn Bain Hogg
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“Ne
ho conosciuti un paio che bazzicavano nella moda quando facevo fashion
photography, poi la grossa occasione per ampliare i contatti è stata
una riunione di 140 criminali a Tenerife, erano là per una vacanza”.
Sembra successo tutto per caso, ma l’idea di Jocelyn Bain Hogg di
documentare l’underworld inglese, il mondo parallelo dei fuorilegge,
risale gia’ agli Anni 60 quando la famiglia Krais, il pilastro di The
Firm, praticamente una associazione a delinquere, ha avuto come vetrina
le pagine patinate di Vogue.
Bain Hogg li ha ritrovati negli Anni 90, i criminali del East End londinese, gli stessi che hanno recentemente ispirato film come Lock stock and two smoking barrels e Snatch. Faceva fotografie per Elle, non perché si consideri un fotografo di moda bensì per pagarsi la vita, quando incappa in Dave Courtney, gia’ a quel tempo uscito dall’organizzazione attiva per dedicarsi al culto della sua personalita’ con libri, film e conferenze pubbliche sulla vita passata di confesso assassino, e intuisce chiaramente che c’è un mondo parallelo, un mondo del quale tutti noi conosciamo l’esistenza ma che nessuno ha ancora descritto e mostrato appieno. “È un progetto che è nato da solo, io faccio il fotogiornalista e racconto alla gente le storie del mondo, e tra una birra, una chiacchierata e una serie di scatti ha raccontato la vita di questi criminali”.
Nel libro The Firm, tutto in bianco e nero come le vite vissute dai personaggi che ci sono fotografati, Bain Hogg ha raccolto una serie di immagini forti di criminali, ballerine di night club, di pugili a mani nude, di funerali in pompa magna con carrozze cavalli e piume, di tirapugni tempestati di diamanti e camicie svolazzanti di pizzo. Un mondo sopra le righe, sicuramente, ma permeato di regole vecchio stile come lealta’ e rispetto per gli amici e la famiglia, galateo e cameratismo, e che sta inesorabilmente soccombendo di fronte alla mafia russa, ai trafficanti di droga e di prostituzione. Ma i “vecchi” criminali sono personaggi che ancora entrano nella nostra vita di tutti i giorni “è incredibile pensare che non c’è un night club nel quale non sia stato per un drink con amici che non appartenga ad uno di loro” e che senza neppure troppa difficolta’ hanno accettato Jocelyn nella loro quotidianita’.
Se il trampolino di lancio è stata la vacanza a Tenerife, la sincerita’ di Jocelyn e stata la sua chiave di ingresso nell’underworld. “Io non ho mai negato me stesso né cercato di essere diverso da quello che fossi: io ero li’ per il mio lavoro, davo a loro l’occasione di mettersi in mostra ma, e questo è stata la pietra basilare del nostro rapporto, gli ho fatto capire che mai avrei tradito i loro segreti. Se avessi fotografato uno di quei match sanguinari e truci a pugni nudi o peggio uno di quegli incontri segreti con donne di altri che non dovevano trovarsi lì, forse non sarei vivo.”
Jocelyn ha saputo tenere la bocca chiusa ed è stato cosi’
premiato con una confidenza che gli ha fatto scorrere una vita vera di
fronte alle Leica. “Dopo un po’ tutti mi conoscevano, a volte manco
s’accorgevano che fossi nella stanza, e cosi’ ho potuto dare a chi
guarda le foto il senso compiuto del mio lavoro: esserci in quella
stanza, l’intimita’.”Due anni è durato il progetto, con alti e
bassi e anche con qualche lite: “vagli tu a spiegare a quel criminale
che crede di essere stato fotografato nel background che in realta’
non c’era e che comunque era troppo al buio per essere
riconoscibile”. Tutto questo tempo e centinaia di rulli di Tri-X dopo
non hanno cambiato Jocelyn: “forse sono diventato un po’ più
cinico, ma sono sempre stato molto ben attento a tenere il lavoro, e
questo lavoro soprattutto, al di fuori della mia vita. Ok, se li
incontro ci vado a bere una birra, ma nessuno di loro è il mio migliore
amico. Nonostante tutto sono e restano dei criminali”. “Forse solo
con Bernie Davies ho un rapporto speciale, quello con il Fuck Off,
Fottiti, sul labbro. Sono mezzo gallese come lui, e condivido le stesse
idee politiche sulla gestione delle miniere di carbone in Galles, quelle
miniere che, quando furono chiuse nella meta’ degli Anni 80,
lasciarono molta gente senza lavoro e spinsero Bernie sulla strada del
crimine”. Nonostante le affinita’ ideologiche questi signori hanno
spaventato gli amici di Jocelyn per tutto il tempo che li ha
frequentati, “anche se c’è anche stato qualcuno che vedeva solo il
lato glamour della cosa e mi chiedeva con ammirazione: hai conosciuto
questo, hai conosciuto quest’altro?”, e non hanno mai strappato un
commento alla madre, alla quale Jocelyn dedica il libro, e che ”sono
pero’ sicuro preferirebbe di gran lunga fossi un fotografo di moda.”
A
qualcuno le immagini di Bain Hogg appaiono troppo patinate “ma nessuno
è mai stato messo in posa, e questo è un reportage molto onesto, lungi
da me l’idea di mettere questa gente sotto una luce migliore” o
forse non abbastanza forti, ma è solo il sangue e il morto che fanno
forte un’immagine? Il libro, comunque, vende bene, “anzi pare
proprio che sia un successo, se poi non fosse fallita la casa editrice
ne avremmo venduti ancora di più; comunque ne stiamo cercando
un’altra. Credo che il segreto, la ragione per la quale il pubblico è
stato cosi’ favorevole, sia nella buona miscela di immagini e storia:
se la qualita’ è buona in entrambi, il cocktail è esplosivo.” Jocelyn non pensa assolutamente di tornare alla moda per pagarsi i conti e l’affitto, ha infatti in mente due progetti. Il primo sul quale ha gia’ lavorato due anni ritrae la quotidianita’ della vita a Londra, e il secondo, che considera più impegnativo, sulle donne, sulla dolcezza delle donne. “Non che creda di inventare un modo nuovo di fotografare le donne, ma vorrei parlare di loro e delle lore vite”. Se ci va abbastanza vicino, come ha mostrato di sapere fare molto bene, vedremo presto nelle donne di Bain Hogg qualcosa che forse sapevamo esistesse ma del quale non ci rendevamo totalmente conto, e “dall’intimita’ dell’immagine riconoscerete un Bain Hogg.” MM |
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