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Ho
incontrato Baldassarre, Gaspare e Melchiorre lungo
strada che da Merida, nello Yucatan, mena a Cancun. E' una giornata di
grande caldo e umidita', le nuvole sono alte nel cielo azzurro che
stanno lentamente coprendo: un temporale si avvicina.
Cercavo
un posto dove riposare all'ombra, e due panchine a fronte dell'ingresso
di un cimitero con i muri colore vinaccia mi
sono sembrate una buona idea. Ma c'era qualcuno al di la' del muro,
c'erano loro. Se ne stavano appoggiati a un muretto fresco al tatto e
dipinto di verde slavato, parlottando, considerando sul da farsi e sulla
strana atmosfera del posto.
Un
cimitero, e' vero, ma non una lacrima ne' un velo di tristezza traspare
dagli angeli dipinti a mano
o dai poveri cristi messi in gabbia
. Che sara', forse il turchese che
si mischia con l'orizzonte o l'innata allegria della gente del Mar del
Caribe?
I
Tre mi hanno raccontato di una giornata speciale, el dia de los muertos,
quando tutta la famiglia, e intendo anche quelli che tornano da chissa'
dove e solo una volta l'anno esclusivamente in questo giorno, si trova
tra le croci e i pinnacoli e le
cupole a fare baldoria.
Chi
e' rimasto porta le tovaglie ricamate a mano, le candele per fare luce
quando fa notte, il cibo preferito di chi se ne andato e i bambini che
giocano a pallone e si rincorrono tra i tempietti che
tanto mi ricordano il Lego. Chi se ne e' andato aspetta dopo il tramonto
per tornare, se sbaglia indirizzo e va a casa non ci sara' nessuno ad
aspettarlo, solo il cane e forse un piatto di minestra fredda, ma se
viene qui ... qui e' la festa. Chi e' rimasto beve e s'abbuffa, ride
alle storie e ai racconti e prega per una grazia, canta e balla sino al
mattino. I bambini dormono sulle tombe circondati dai colori e
dall'allegria, e un po' ne rimane anche quando la festa e' finita.
Ecco
perche' questo non e' un cimitero qualunque, ma un cementerio mexicano,
un posto dove il ricordo rallegra. |


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