|

baguette
tostata, tapenade e caprino caldo

campi di
lavanda in estate

peperoni,
pomodori e melanzane al forno

triglia di
scoglio con battuto di verdure
|
Di
Provenza il mare e il suol
canta appassionato Germont nella Traviata
verdiana, mentre il pensiero corre al Mediterraneo
blu profondo, alla costa tormentata da calette e
promontori e alle terre profumate di lavanda,
olivi, viti e macchia. Questi sono gli elementi
forti del Midi francese, ma non va dimenticata la
storia, che affonda le radici ai tempi
dell’Impero Romano, i parchi naturali come la
Camargue e il Luberon, la tradizione culinaria.
E
di quest’ultima, qui in Provenza, non ci si
stanca mai: la parola d’ordine pare essere
fantasia. Verdure, pesci, carni e cacciagione,
comunque vengano cucinati, conservano intatta
freschezza e fragranza che, anzi, si esalta negli
intingoli di aglio, cipolla, olio buono, erbe
aromatiche dell’orto.
Sui
banchi delle panetterie e nei cesti di pane che
arrivano in tavola ecco la fougasse, la
focaccia, semplice al sale e rosmarino, alle
acciughe, al lardo, alle olive, ai pomodori. E poi
la pissaladière, altra focaccia guarnita
di cipolle, acciughe e olive nere, tipica del Var,
di Marsiglia e di Tolone. Ancora la panisse,
leggero panzerotto fritto di farinata di ceci;
nonche’ la tortillade, brioche
all’anice e poi il pane scuro e, per finire, il
classico pane bianco. I pani si sposano con le
salsicce fresche alle erbe; con le caillettes,
polpettine di porco; con il moutunesso,
prosciutto di agnello e con il fumeton,
coscia di montone affumicato.
Dai
banchi di mercato dei contadini arriva poi il sole
fatto verdura: melanzane, zucchine, peperoni,
pomodori, cipolle e carciofi che finiscono a pezzi
nel pinzimonio con l’extra-vergine, spesso
accompagnati da un battuto di aglio e prezzemolo,
o nella ratatuille, umido di verdure di
stagione aperto a ogni tipo di personalizzazione.
Altro grande piatto di verdure e’ la tian
(che è una padella di terracotta) ricca di
pomodori e zucchine gratinati al forno.
Se
il pasto si apre con le verdure crude o al forno,
la soupe au pistou, molto simile al nostro
minestrone ma insaporito da un battuto di basilico
e aglio, e’ la zuppa tipica di tutta la
Provenza.
Poi
vengono i secondi, corposi da valere un pasto.
L’hymne à
la mer blue e’ la buillabaisse: zuppa di
pesce mista di granchi grandi e piccoli, di San
Pietro, di pagelli e scorfani, di grongo e
pescatrice. Il tutto muore su un letto di crostini
intinti nella rouille, salsa di aglio, olio
e peperoncino. Le carni vengono stufate, ossia daube,
e sono di manzo, di castrato, di maiale, di
cacciagione. Vengono cucinate nella terracotta e
accompagnate spesso dalla macaronade,
maccheroncini con il sugo della stessa carne e
formaggio. Per
i piu’ tradizionali ecco il provenzalissimo poulet
a l’estragon, il pollastrino al dragoncello.
E
siccome siamo in Francia, un capitolo a parte è
costituito dalle salse, che insaporiscono
insalate, pinzimoni, carni bianche, pesci e polli
lessati. Si va dall’aiolì, maionese
montata con riccio di mare, alla tapenade
(capperi, olive, acciughe), all’anchoiade
(mandorle, porro, acciughe), dalla remoulade
(senape, dragoncello, prezzemolo) alla capitolade
(cipolle, panna, pomodoro, capperi).
Prima
di dessert e frutta, su una tavola provenzale non
può mancare un plateau de fromages: tra i
migliori, ecco la brousse, leggerissima
spuma di latte di pecora; il Forcalquier,
caprino affinato in foglia di castagno trattata
con acquavite; il Champoleon, fatto con
latti di pecora, mucca e capra; il saporito lou
cachat di Arles; e infine il frais a la
ciboulette, impasto di formaggio fresco, erbe
aromatiche ed erba cipollina.
Il
finale di ogni buon pasto provenzale è
dolcissimo, quasi sempre al miele che, talvolta
profumato alla lavanda, si mescola con il melone,
le ciliegie, le pesche e le pere. Anche nei dolci
entrano spezie come la cannella, il chiodo di
garofano, e a volte timo e
rosmarino. Et les voila’: la torta di
noci e miele; il calisson d’Aix , a base
di pasta di mandorle e melone; i biscotins,
croccanti a base di nocciole; le navettes
di Marsiglia, profumate ai fiori d’arancio; le marseillottes,
biscotti al miele, arancia e anice, farciti con
mandorle e cioccolato.
Per
non perdere il sapore di Provenza, portate a casa
i confetti di Saint Remy ricoperti di cioccolato
bianco; una stecca di torrone di Allauch duro,
bianco, al cioccolato e al miele di lavanda; una
stecca di quello morbidi di Sault alla vaniglia o
di quello di Montelimar alla frutta candita e
nocciole. Poi, finalmente, le berlingots,
caramelle alla frutta digestive di Carpentras.
Un
bicchierino: il pastis, liquore d’anice,
da bere al porto con gangster marsigliesi e,
magari, Jean Gabin.
|